La Biennale Danza 2026 di Venezia accoglie nel suo programma la danzatrice e coreografa Soa Ratsifandrihana, artista sostenuta dalla Fédération Wallonie-Bruxelles.
Invitata direttamente dalla Biennale di Venezia e con il supporto di Wallonie-Bruxelles International (WBI), l'artista presenterà in prima italiana lo spettacolo Fampitaha, fampita, fampitàna. Il lavoro è una co-creazione nata dalla collaborazione tra il Théâtre Varia e il Kaaitheater di Bruxelles, dove la coreografa è stata artista in residenza.
Nel presentare la coreografia al pubblico del festival, la direzione artistica della Biennale ha descritto così il progetto di Soa Ratsifandrihana:
"La danzatrice e coreografa franco-malgascia Soa Ratsifandrihana va alla ricerca di un vocabologo tra corpi e storia per capire cosa li leghi e cosa li distingua. In Fampitaha, fampita, fampitàna, che significa paragone, trasmissione e rivalità in malgascio, quattro corpi, incluso il chitarrista Joël Rabesolo, si sfidano, si scelgono a vicenda e si purificano dagli (strati di) violenza che li costituiscono. Lo spettacolo è presentato come una linea di dialogo riscoperta tra i figli delle diaspore e i loro luoghi di origine. Una narrazione plurale in cui la frantumazione di queste esperienze è vibrante quanto la loro riappropriazione. Davanti a noi si scrive la storia di corpi che non avrebbero mai lasciato le loro isole e che, insieme, stanno creando una sfilata contro l’esilio."
Un dittico tra movimento, musica e memoria storica
Diplomata al Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse di Parigi, Soa Ratsifandrihana ha collaborato nel suo percorso con figure di rilievo come Salia Sanou e Anne Teresa De Keersmaeker. Attiva a Bruxelles con la propria compagnia, Kintana, presenta a Venezia un'opera che costituisce il secondo capitolo di un progetto avviato con la creazione radiofonica e documentaria Rouge Cratère.
Il titolo Fampitaha, fampita, fampitàna riprende tre termini malgasci (confronto, trasmissione e rivalità) legati a una tradizione coreografica dell'Ottocento, antesignana delle moderne sfide di ballo. In scena, tre danzatori (Audrey Merilus, Stanley Ollivier, Elsy Robert) e il chitarrista jazz Joël Rabesolo uniscono la danza contemporanea a dinamiche di footwork. Attraverso il movimento, la performance fa dialogare la storia e le tradizioni del Madagascar con quelle delle comunità diasporiche di Haiti, Martinica e Guadalupa, affrontando i temi del distacco e della riappropriazione culturale.
La partecipazione di Soa Ratsifandrihana alla Biennale Danza 2026, dopo le tappe della tournée nei principali teatri belgi e francesi, rappresenta un'importante occasione di visibilità internazionale per la scena coreografica della Fédération Wallonie-Bruxelles, attiva nel sostegno alla ricerca coreografica contemporanea e alla cooperazione culturale multidisciplinare.
Informazioni utili:
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Spettacolo: Fampitaha, fampita, fampitàna (Durata: 80' | Prima italiana)
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Coreografia: Soa Ratsifandrihana (Compagnia Kintana)
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Produzione: Kintana (Bruxelles) in collaborazione con La Cordiale. Co-produzione: Kaaitheater, Kunstenfestivaldesarts, Théâtre Varia, Charleroi danse, MC93, ICI-CCN Montpellier, CCN d'Orléans, Le Gymnase-CDCN Roubaix, La Place de la Danse-CDCN Toulouse. Con il supporto della Direzione Danza della Fédération Wallonie-Bruxelles e di Wallonie-Bruxelles International.
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Quando: Venerdì 17 luglio e Domenica 19 luglio, ore 18:00.
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Dove: Biennale Danza 2026, Venezia – Teatro alle Tese (Arsenale).
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Per maggiori informazioni sul programma e l'acquisto dei biglietti, è possibile consultare il sito ufficiale de La Biennale di Venezia.





